Hai mai ucciso uno zombie?

di Mattia Frizzera

I videogiochi non rendono le persone più stupide, più violente o più asociali. Smontiamo i pregiudizi con dei dati europei.

Videospiele NOVA

I videogiochi sono in forte espansione e l’industria dei videogiochi è in crescita: ora vale quasi 22 miliardi di euro in Europa. E ancora una volta gli sviluppatori stabiliscono nuovi standard in termini di innovazione, artigianato e narrazione accattivante. Il grande fascino dei videogiochi sta nel fatto che giocatrici e giocatori possono contribuire attivamente alle storie. Diventano i personaggi principali della trama e aiutano a determinare cosa accadrà.

Stereotipo # 1: i giocatori sono dei nerd

Per quanto affascinanti siano i videogiochi, sono anche pieni di cliché. Persiste il pregiudizio che corrompano i giovani, che rendano le persone stupide e che aumentino la propensione alla violenza. Inoltre il mondo è certo che tutti i giocatori siano “sdraiati”, antisociali, non lavati, puzzolenti e un po ‘“nerd” delinquenti. E almeno questo clichee deve essere finalmente chiarito.

Secondo la ISFE (Interactive Software Federation of Europe) nell’ultimo anno hanno videogiocato il 51% di tutte le persone fra i 6 ed i 64 anni, circa 250 milioni di persone e circa la metà di queste sono donne. Uno studio dell’organizzazione britannica per l’innovazione Nesta mostra che i giocatori hanno anche un buon livello di istruzione, sono benestanti dal punto di vista finanziario e partecipano anche più attivamente alla vita sociale rispetto ai non giocatori. Ciò significa che deve essere escluso anche lo stereotipo secondo cui i videogiochi rendono i giocatori pronti alla violenza?

Stereotipo # 2: i videogiochi ti rendono violento

Questa è una domanda a cui non è certo così facile rispondere. Poiché ci sono sicuramente giochi che contengono scene esplicite di violenza e scenari horror, pensiamo a giochi come “Resident Evil”, “Call of Duty” o “The Evil Within”. La preoccupazione per gli effetti negativi di questi giochi che esaltano la violenza non è certamente ingiustificata. Soprattutto quando cadono nelle mani di minorenni che non sono ancora in grado di valutare adeguatamente le scene mostrate. Il legislatore prende molto sul serio questa preoccupazione. A livello europeo nel 2003 ISFE ha introdotto un sistema di valutazione chiamato PEGI (Pan-European Game Information). È progettato per aiutare i genitori ad acquistare con sicurezza i videogiochi per i loro figli.

Con il PEGI i principali produttori di console, tra cui Sony, Microsoft e Nintendo, stanno assumendo la loro responsabilità di proteggere i minori. Le classificazioni PEGI tengono conto dell’idoneità del contenuto di un gioco per classi diverse di età e includono cinque categorie di età e otto descrizioni dei contenuti. Ad esempio un gioco PEGI-3 non contiene contenuti inappropriati, mentre un gioco PEGI-18, ad esempio, contiene elementi non adatti a un pubblico più giovane. È importante che il punteggio PEGI non dica nulla sul livello di difficoltà dei giochi.

Il PEGI è utilizzato e riconosciuto in tutta Europa ed è considerato un modello per l’armonizzazione europea nel campo della protezione dei bambini e dei giovani. Per Alessandro Urzì, consigliere provinciale di Alto Adige nel cuore – Fratelli d’Italia, questo sistema di rating non è sufficiente perché dàsolo una raccomandazione. Nella sua mozione chiede il divieto di vendita di giochi per computer con contenuti estremamente violenti, scene di sesso esplicito, raffigurazioni di uso di droghe e linguaggio volgare ai minori di 18 anni. Propone inoltre di lanciare una campagna di informazione per incoraggiare scuole, istituzioni educative e centri giovanili a sensibilizzare famiglie e genitori su tutti i pericoli dei minori che utilizzano videogiochi adatti solo agli adulti.

Stereotipo # 3: i videogiochi ti rendono stupido

L’ISFE sta anche stimolando la consapevolezza delle scuole e degli insegnanti sui videogiochi. Offre corsi, opuscoli e suggerimenti per gli insegnanti per aiutarli a incorporare videogiochi adeguati all’età nelle loro lezioni. Dopotutto non ci sono solo giochi “sparatutto” e horror, ma anche un gran numero di giochi che aiutano l’apprendimento e possono persino essere usati a scopo terapeutico dalla medicina. Quindi si possono mettere via gli stereotipi che vedono i videogiochi come stupidi, perché gli studi dimostrano che aumentano la disponibilità, il gioco di squadra e le capacità di multitasking, per esempio. Tuttavia non si può ignorare che i giochi violenti aumentano l’aggressività dei giocatori, anche se in misura minore. Ciò è confermato da uno studio dell’Università di Innsbruck. E a questo proposito la protezione dei minori dai giochi violenti sembra del tutto giustificata.

Ecco alcuni link interessanti sull’argomento:

Federazione europea dei software interattivi (Interactive Software Federation of Europe).

ISFE su Twitter

PEGI – Informazioni paneuropea sui giochi

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