“Nessuno può accettare di diventare bersaglio di odio e intimidazioni”: un messaggio chiaro del presidente del Consiglio provinciale di Bolzano Arnold Schuler, secondo cui l’odio in rete non è una violazione di poco conto, ma il superamento di un limite. Negli ultimi anni – ne è convinto il presidente – si è assistito più volte al superamento dei limiti della decenza, alla trasformazione delle critiche in attacchi personali e all’inasprimento dei toni, anche perché l’anonimato garantito dai social e le dinamiche che vi si instaurano sembrano sciogliere le inibizioni.
“Le divergenze di opinione non sono un problema, anzi, costituiscono il fondamento della nostra democrazia. Sono i toni che fanno la differenza”, sottolinea Schuler: “Quello che è inaccettabile sono le offese, le minacce e l’intenzionale denigrazione delle e dei rappresentanti politici: chi ricopre una carica pubblica deve mettere in conto di subire opposizione, ma nessuno può accettare di divenire il bersaglio di odio e intimidazioni”.
Occasione per rilasciare questa dichiarazione sono stati i commenti d’odio sui social media contro l’assessora provinciale Rosmarie Pamer in relazione all’accoglienza di 94 famiglie di migranti in altrettanti comuni dell’alto Adige. Non si tratta, però, di un caso isolato.
Quella di Schuler è solo una delle voci che si sono sollevate: anche la consigliera di parità Brigitte Hofer ha messo in guardia, in una presa di posizione, dalla violenza sessista in rete, evidenziando che la violenza digitale contro le donne non è un fenomeno marginale, ma una realtà strutturale che richiede tutela, riconoscimento e conseguenze a livello sociale. “Le donne che ricoprono cariche pubbliche e si impegnano con dedizione e competenza per il bene comune diventano bersaglio di attacchi online nei confronti del loro lavoro, della loro competenza e della loro credibilità: solo perché sono donne”. Sostiene Hofer, secondo la quale i commenti in rete sarebbero sessisti, costituendo una forma di violenza digitale che prende di mira deliberatamente il genere delle persone coinvolte, con l’obiettivo di sminuirle, intimidirle e indebolire la loro voce nello spazio pubblico: “Questo è inaccettabile”.
In merito è intervenuta anche la presidente del Comitato provinciale comunicazioni Judith Gögele, che vede sotto pressione la qualità del confronto pubblico, ritenendo che il tono si sia fatto brutale e che vengano “oltrepassati limiti che, come società, non possiamo accettare”. Questo perché lo spazio digitale non è uno spazio privo di regole: “È uno spazio pubblico – e mostra senza filtri come ci relazioniamo politicamente; ogni singolo contributo influisce sul fatto che questo spazio sia caratterizzato dal rispetto o dall’intimidazione”.
Queste tre voci mettono in chiaro che non si tratta solo di semplici commenti singoli, ma di un problema sociale più ampio: quando odio e insulti diventano la normalità, cambia anche il modo in cui ci relazioniamo tra noi, e questo vale in maniera particolare per chi, come ragazze e ragazzi, trascorre molto tempo online.
Schuler sollecita quindi maggiore consapevolezza e responsabilità, nel rapporto con i social media; Hofer invita a una maggiore tutela delle donne colpite e a intervenire con maggiore decisione contro gli attacchi sessisti; Gögele sottolinea infine quanto sia importante tornare a un dialogo fondato sul rispetto.