è mai capitato di ricevere messaggi di odio online o di vedere diffusi contenuti offensivi che vi riguardano? Secondo il più recente rilevamento dell’Istituto provinciale di statistica ASTAT, è successo rispettivamente al 19% e al 20% dei ragazzi e delle ragazze tra i 14 e i 19 anni. Questo non è certo fonte di consolazione, anzi: secondo Waltraud Deeg (SVP), si tratta di una situazione “allarmante”, che dimostra come, nonostante siano già stati compiuti passi importanti per rafforzare le competenze mediatiche e creare di punti di contatto cui rivolgersi, c’è ancora molto da fare, in termini di coordinamento, riconoscimento precoce e sostegno. Per questo, la consigliera, insieme al collega di partito Harald Stauder, ha proposto con la mozione* “Contrastare efficacemente l’odio in rete” una serie di interventi, tra i quali elaborare una strategia interdipartimentale di prevenzione, intervento e follow-up; rafforzare l’alfabetizzazione mediatica nelle scuole e ampliare le campagne di sensibilizzazione per giovani, genitori e insegnanti; aumentare gli sportelli di facile accesso per consulenze e segnalazioni; rafforzare le offerte di supporto per le vittime; integrare la violenza digitale nei programmi scolastici di prevenzione; effettuare regolari rilevazioni sul fenomeno e un monitoraggio di cybermobbing e hate speech; istituire un ufficio di coordinamento centrale provinciale.
Secondo Deeg, la democrazia vive del dibattito e della possibilità di esprimere le proprie opinioni: in caso di odio e minacce, si perdono voci, e questo impoverisce l’intero sistema democratico. Non solo: il cybermobbing ha conseguenze psicofisiche pesanti sui giovani, che possono arrivare fino al suicidio: “Denigrare non è accettabile, e la violenza digitale non è una questione marginale”, ha detto la consigliera.
Gli interventi di consigliere e consiglieri
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha sostenuto la mozione, pur chiarendo che se fosse stata presentata dall’opposizione non sarebbe mai passata. Molte persone, in particolare donne, si devono difendere dall’odio in rete; quando ciò riguarda consiglieri e consigliere, vi contribuiscono anche certi video a tinte fosche degli avversari politici.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha annunciato astensione, perché aveva sperimentato di persona che in seguito a denuncia – nel suo caso per minacce di morte – le forze dell’ordine fanno ben poco. I commenti più insultanti nei social sono spesso di persone anziane, e vanno difese anche le donne di destra, come la collega Atz già vittima di odio online.
Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha apprezzato i programmi di alfabetizzazione mediatica, “chiave per la tutela della democrazia a fronte di determinati algoritmi” e chiesto all’assessore all’istruzione in lingua tedesca Achammer una riflessione su quanto fatto e quanto ancora si può fare in quest’ambito.
L’ass. Philipp Achammer, favorevole alla proposta, ha ritenuto drammatico che il 25% dei giovani dichiari di essere stato vittima di cyberbullismo, fenomeno che li colpisce al chiuso delle loro camerette e da cui non hanno la possibilità di difendersi. Messaggi d’odio vengono inviati anche da persone in là con gli anni: si cercherà quindi di ampliare le conoscenze digitali a tutte le fasce d’età, ma questo tipo dibattito violento c’è ormai anche nella realtà. Molti i progetti contro l’odio in rete già promossi, tra cui l’iniziativa Patentino per lo smartphoneche coinvolge anche i genitori.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha aggiunto che il tema fa parte del programma di coalizione, e fatto riferimento alla campagna in corso Digitale è reale. Attraverso uno schermo si può recare grande danno, pertanto è giusto sensibilizzare: a scuola, ma non solo. Ha accolto convintamente la proposta di un coordinamento complessivo, augurandosi che ci siano tanti soggetti e associazioni a sostenerla.
La mozione è stata approvata con 27 sì e 4 astensioni.
* Una mozione è un documento che affida alla Giunta provinciale determinati incarichi.