In Consiglio provinciale, consigliere e consiglieri possono presentare le cosiddette mozioni che, secondo l’art. 112 del Regolamento del Consiglio, sono proposte con l’obiettivo di promuovere “una deliberazione su un determinato oggetto da parte del Consiglio”. Tramite le mozioni, quindi, consigliere e consiglieri chiedono che l’assemblea assuma una posizione ufficiale su un tema, e/o che la Giunta provinciale venga sollecitata a prendere determinate misure. Strumento importante per l’opposizione, le mozioni vengono utilizzate anche dalle consigliere e dai consiglieri della maggioranza per affidare alla propria Giunta compiti ritenuti importanti.
L’iter di una mozione
Di norma, una mozione viene presentata e firmata da componenti di uno stesso gruppo consiliare: nel caso dei gruppi composti da una sola persona, che attualmente sono nove, la firma è dunque una sola.
Esistono però temi considerati importanti trasversalmente, e in questi casi può accadere che più gruppi si uniscano per presentare insieme una mozione. Che, però, (quasi) tutta l’opposizione firmi una insieme, è cosa piuttosto rara.
Proprio questo è accaduto nella sessione di marzo 2026, con la mozione intitolata Piano d’emergenza per la valutazione della non autosufficienza – L’assistenza inizia con il bisogno, e non con l’erogazione di un contributo: elaborata e sottoscritta dal Team K, essa è stata successivamente co-firmata successivamente altri gruppi e consiglieri/e dell’opposizione, per sottolineare l’importanza del tema e la necessità di intervenire. Alla fine, la proposta riportava 16 firme: quattro del Team K, quattro della Süd-Tiroler Freiheit, tre del Gruppo verde, e una ciascuno di JWA Wirth Anderlan, Partito Democratico, Für Südtirol mit Widmann, Vita e Freie Fraktion. L’unico gruppo di opposizione a non aver firmato è stato Wir Bürger-Noi cittadini-Nëus Zitadins”, che però ha sostenuto la mozione in fase di votazione.
Esito della votazione: parità
Se entrambe le posizioni (favorevoli e contrari) ottengono lo stesso numero di voti, non c’è maggioranza, e la mozione , secondo il Regolamento, risulta respinta: esattamente ciò che è accaduto in questo caso. La logica della norma è che una decisione del Consiglio debba essere condivisa da una maggioranza di consiglieri e consigliere: in caso di pareggio, tale maggioranza non esiste.
Al momento di decidere, quindi, tutte le opposizioni hanno votato a favore, mentre i gruppi della coalizione di maggioranza si sono schierati compatti contro. Poiché una delle componenti della maggioranza, che in tutto sono 18, era assente quel giorno, il risultato finale è stato di 17 voti favorevoli e 17 contrari: una situazione di perfetta parità. Cosa succede in questi casi? La Giunta deve comunque attuare quanto richiesto? La risposta si trova nell’articolo 82 del Regolamento interno, che stabilisce che una decisione è valida “quando i voti favorevoli prevalgono sui contrari”: serve, quindi, una maggioranza di sì.
Questo esempio mostra come in Consiglio provinciale ogni singolo voto può essere decisivo: anche l’assenza di un solo consigliere o di una sola consigliera, quindi, può determinare l’approvazione o meno di una proposta.