Giovani talenti: come riportarli a casa

di Redaktion Redazione

Studiare o lavorare all’estero o fuori provincia vuol dire andarsene per sempre? La politica si attiva per evitare di perdere molti giovani talenti. Ecco come.

Un percorso di studi all’estero o semplicemente fuori provincia, il primo impiego in una grande città, stipendi più alti e nuove opportunità: per molti giovani altoatesini e altoatesine, è la via per fermarsi, al termine degli studi, in Austria, Germania, o in un’altra regione italiana.

Ciò che per il singolo rappresenta un’esperienza stimolante e arricchente, diventa però una sfida crescente la provincia. A questo fenomeno – noto come brain drain – vuole rispondere con decisione la politica: nella sessione di gennaio 2026, il Consiglio provinciale ha approvato con 29 voti favorevoli e 2 astensioni la mozione Misure per trattenere e riportare in Alto Adige le figure professionali qualificate (Brain Gain), proposta dai tre gruppi consiliari SVP, La Civica e Partito Democratico.

Che una reazione sia necessaria lo dimostrano i numeri: come scritto nella mozione (documento che incarica la Giunta di un determinato compito), ogni anno, quasi 1.500 persone tra i 20 e i 49 anni si trasferiscono in Germania, Austria o Svizzera, e 1.000 nelle altre regioni italiane, e si tratta di cifre che in pochi anni sono aumentate sensibilmente. Posti di lavoro più attrattivi, migliori prospettive di carriera e stipendi più elevati sono i motivi principali dell’emigrazione, che comporta una crescente carenza di personale qualificato in molti settori dell’Alto Adige: non solo per quanto riguarda i laureati e le laureate, ma anche in relazione al personale non accademico.

La mozione approvata in Consiglio provinciale prevede pertanto lo sviluppo di una strategia organica per il personale qualificato e il brain gain a livello provinciale. Lo scopo è non solo di trattenere in provincia forza lavoro specializzata, ma anche far rientrare quella emigrata e attirarne di nuova. A questo scopo, è previsto tra l’altro un organo che coordini le misure nei settori lavoro, economia, istruzione, ricerca, edilizia abitativa, famiglia e mobilità

La strategia per le figure professionali e il brain gain non si limiterà però agli interventi oltre i confini provinciali: è prevista anche una maggiore attivazione delle persone già residenti in provincia di Bolzano che attualmente non lavorano: persone della cosiddetta “popolazione inattiva”, tra cui NEET (giovani che non studiano né lavorano), pensionati e giovani, attraverso il potenziamento della formazione duale.

Cosa dicono le consigliere e i consiglieri provinciali?

Harald Stauder (SVP), primo firmatario della mozione, nel corso del dibattito in aula sulla mozione ha richiamato l’attenzione su progetti come il NOI Techpark di Bolzano e di Brunico: si tratta di infrastrutture innovative già esistenti che dovranno essere utilizzate e sviluppate in modo strategico.
Altri consiglieri e consigliere hanno fatto riferimento ad aspetti sociali: Brigitte Foppa (Gruppo verde), ad esempio, ha sottolineato che a fermarsi all’estero sono spesso le giovani donne, le quali tornerebbero a condizioni diverse da quelle preferite dagli uomini: differenze che dovranno essere considerate nella strategia.

Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha osservato che è giusto rammaricarsi della perdita di lavoratori specializzati altoatesini e voler fare di tutto per riportarli indietro, ma sottrarre forza lavoro ad altri Paesi non sarebbe corretto.

Paul Köllensperger (Team K) ha ricordato il valore delle esperienze all’estero e criticato il divario tra redditi e il costo elevato delle abitazioni in Alto Adige: senza alloggi a prezzi accessibili, ha evidenziato, sarà difficile favorire il rientro.

Secondo Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), la situazione attuale è il risultato della politica della SVP degli ultimi anni, che avrebbe contribuito al mancato ritorno dei giovani.

Magdalena Amhof, assessora provinciale a Europa, Lavoro e Personale, ha ribadito che servono azioni concrete: buoni posti di lavoro, abitazioni accessibili, un’offerta formativa forte e responsabilità chiare. Altri Paesi stanno già lavorando attivamente per riportare a casa i propri talenti: l’Alto Adige vuole recuperare terreno, anche per garantire innovazione e competitività economica nel lungo periodo.

Anche se ci sarà presto una strategia provinciale e trasversale di brain gain, è tuttavia chiaro, come sottolineato in aula, che non tutti torneranno, anche perché esistono percorsi formativi e specializzazioni per i quali in provincia non ci sono opportunità lavorative. Tuttavia, la politica intende frenare il brain drain e favorire il brain gain: ne va del futuro dell’Alto Adige.